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I principali driver dell'integrazione ESG tra le singole Asset Class

01/10/2019

Diversi grandi asset manager francesi si sono recentemente occupati dell'inclusione sistematica dei fattori ESG in tutti gli asset, una serie di dichiarazioni che possono potenzialmente essere integrate nei mercati finanziari nell'ambito di un modo completamente nuovo di affrontare le decisioni di investimento.

Tuttavia, mentre i criteri ESG sono diventati un fattore comune per le grandi società quotate e i titoli sovranazionali, per raggiungere l'obiettivo del 100% si dovranno affrontare alcune sfide significative per quanto riguarda asset class più complesse, come le PMI o il private debt.

Piccola azienda, scarso risultato

Gli asset manager lamentano la stretta correlazione tra i risultati ESG e le dimensioni dell'azienda. Questo pregiudizio può essere osservato nella maggior parte dei provider di servizi di ricerca. Chi seleziona azioni attingendo da un'ampia gamma di capitalizzazioni si trova in difficoltà, poiché integrare i criteri ESG significa dover rinunciare a investire in società più piccole.

Oppure no?

In media, le PMI sembrano forse meno preparate alle nuove problematiche ESG. I loro sistemi di gestione della tematica ambientale o della salute e sicurezza sono spesso meno sofisticati. La loro capacità di monitorare e segnalare KPI complessi è limitata. Infatti, le PMI non dispongono delle risorse per pubblicare ogni anno centinaia di pagine di documentazione sulla Responsabilità sociale d'impresa (RSI), anche quando sono quotate.

Nel frattempo, i rischi effettivi associati al comportamento dell'azienda in materia di RSI potrebbero anche essere significativamente più bassi rispetto a una società multinazionale. Ad esempio, i vari quadri normativi che regolano le questioni ambientali o sociali si applicano solo a determinate soglie dimensionali. In Francia, l'obbligo di effettuare un audit energetico vige per aziende con più di 250 collaboratori, mentre la valutazione del carbonio è richiesta per le aziende con più di 500 collaboratori1. Per quanto riguarda i fattori sociali nella catena di approvvigionamento, la legge di due diligence si applica solo alle aziende con più di 5.000 collaboratori2. Al di là dell'esposizione giuridica, l'effettivo controllo da parte di soggetti esterni, come i regulator o le ONG, è molto meno pressante per una PMI, mentre i titoli dei media sono dominati in modo massiccio dai soliti giganti multinazionali.

Analizzare le domande

Poiché l'esposizione alle problematiche ESG è specifica, poiché i rischi sono specifici e poiché la capacità dell'azienda di agire o creare report è specifica, la metodologia di valutazione dovrebbe essere attentamente adattata alle PMI. Ad esempio, chiedere a una PMI se dispone di un diversity officer , quando metà di queste imprese non dispone nemmeno di personale dedicato alle risorse umane, sembrerà distante dalle capacità effettive.

Dopo oltre 10 anni di ricerca dedicata a specifiche asset class, EthiFinance stima che un quadro ragionevole tipico per una società a bassa e media capitalizzazione quotata di circa 5.000 dipendenti coinvolga circa 150 criteri, mentre il quadro corrispondente per una PMI non quotata coinvolga circa 50 criteri. Gli analisti di EthiFinance sono alla continua ricerca di maggiori informazioni, ma sono estremamente attenti a non scoraggiare l'azienda nel rispondere. Ogni anno, in fase di revisione della metodologia, l'aggiunta di nuovi criteri viene messa in discussione tenendo conto della capacità delle imprese di aggregare effettivamente le informazioni. Data la delicatezza dei fattori di successo dell'esercizio di valutazione ESG, tutti questi cambiamenti vengono discussi insieme a un comitato di specialisti, compresi i CEO delle PMI e le associazioni di categoria.

Coltivare il dialogo aziendale

Una volta impostato correttamente il quadro metodologico, il pilastro di una valutazione ESG efficace risiede nella disponibilità di informazioni di alta qualità sulle aziende in esame. Poiché le informazioni pubbliche sulle PMI sono scarse o inesistenti, l'analista ESG dovrà creare i presupposti per un dialogo intenso con l'azienda oggetto della valutazione.

  • Raccogliere le informazioni pubbliche prima di iniziare a lavorare

Denunciare la mancanza di informative e non dedicare il giusto tempo a valorizzare le informazioni rese pubbliche dell'azienda rischia di causare frustrazione, oltre a limitare le possibilità dell'analista di raccogliere ulteriori informazioni attraverso il processo di dialogo. Gli analisti sono tenuti a esaminare i documenti pubblici e gli eventuali documenti ESG interni precedentemente condivisi dall'azienda, cercando di compilare quante più parti possibili del questionario e riducendo al minimo il tempo e gli sforzi richiesti all'azienda.

  • Essere disponibili per aiutare l'azienda a rispondere

È difficile che il referente all'interno di una PMI sia un esperto di RSI. A seconda dell'organizzazione, l'interlocutore può far parte delle risorse umane, della comunicazione, oppure essere un CFO, un responsabile della qualità o qualsiasi soggetto che promuova effettivamente le iniziative in ambito RSI in seno all'azienda. Come conseguenza diretta, è improbabile che questo contatto padroneggi un'ampia gamma di argomenti di RSI. Ad esempio, è possibile che il responsabile delle risorse umane sia totalmente a proprio agio nel raccogliere informazioni sui tassi di frequenza degli incidenti, ma potrebbe aver bisogno di supporto per quanto riguarda i parametri sulle emissioni di CO2. La disponibilità di analisti ESG nel supportare l'azienda durante il processo, nello spiegare come alimentare il quadro generale ma anche nel chiarire quali sono le aspettative degli investitori, rappresenta un importante fattore per la raccolta di dati di alta qualità.

  • Consegnare i risultati operativi alla società oggetto di valutazione

In fin dei conti, la PMI vorrà sapere quali sono le implicazioni pratiche dei propri sforzi di rendicontazione. Se potrà beneficiare gratuitamente dei risultati, dei parametri di riferimento, della possibilità di comunicare internamente ed esternamente sulle proprie performance, l'azienda sarà maggiormente incentivata a partecipare. La messa a disposizione gratuita di questi risultati all'azienda oggetto di valutazione aumenterà notevolmente la qualità dei dati per l'investitore. Si tratta di una sfida che può essere affrontata efficacemente, ma che richiede condizioni molto rigorose per un processo di integrazione ESG di successo in un portafoglio di PMI.

PIERRE-YVES LE STRADIC 
Executive Director – EthiFinance

Pierre-Yves lavora nel settore dell'analisi ESG da 10 anni. Ha lavorato per diversi anni in Vigeoeiris, una delle principali agenzie di rating ESG, come responsabile dell'innovazione, promuovendo lo sviluppo della ricerca ESG emergente e dei prodotti SRI. Attualmente è a capo del team di ricerca EthiFinance, che fornisce servizi di consulenza responsabile in materia di investimenti e di ricerca ESG ad asset manager e asset owner. È inoltre direttore di Gaïa Rating, la principale agenzia europea di rating ESG sui titoli a piccola e media capitalizzazione.

 

1) Codice energetico francese. Legge 2013-61. 16 luglio 2013. (2) Legge del Parlamento francese. 21 febbraio 2017.

 

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