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L’industria dei fondi di investimento: ultimi trend in un mercato dinamico

06/02/2019

Mathieu Maurier, Country Manager di Societe Generale Securities Services (SGSS) in Lussemburgo dal 1o settembre, analizza le problematiche attuali dell’asset management: OICVM, KIID, AIFMD, Unione dei mercati dei capitali, FIA, PEPP, ESG, digitalizzazione…

OICVM: un dominio ancora incontestabile

Poche strutture di fondi sono tenute in grande considerazione come gli OICVM, un prodotto ampiamente acquistato da investitori istituzionali e retail in tutto il mondo e che ha contribuito a far diventare il Lussemburgo il domicilio europeo d’elezione per i fondi. L’armonizzazione ha fatto sì che gli OICVM prosperassero nell’UE, mentre la solida reputazione di trasparenza e protezione degli investitori ha consentito a questa forma di investimento di affermarsi a livello internazionale, conquistando sostenitori leali in Asia Pacifica e inAmerica Latina. OICVM è diventato sinonimo di un settore da oltre 10 mila miliardi di euro[1].

A differenza di altri prodotti che hanno faticato a rimanere competitivi, negli ultimi 30 anni gli OICVM sono evoluti con disinvoltura, in linea con il mercato, con i trend e con le aspettative dei consumatori. Alla crescente domanda di maggiore diversificazione nel portafoglio avanzata dagli investitori, le autorità di regolamentazione hanno risposto con la normativa UCITS III, ampliando l’elenco di asset idonei che i gestori potevano negoziare e consentendo così alle imprese di utilizzare derivati, leva finanziaria e posizioni short sintetiche.

Al contempo, le versioni post-crisi di OICVM hanno risposto ai timori degli investitori sul settore dell’asset management, imponendo nuove misure di protezione e trasparenza, in particolare i requisiti di informativa nella forma del KIID (Documento contenente le informazioni chiave per gli investitori) e chiedendo alle società di nominare un soggetto depositario responsabile di eventuali perdite di asset o strumenti finanziari, seguendo la traccia dell’AIFMD (Direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi).

Rimanere leader

Gli OICVM, tuttavia, non sono immuni a nuove minacce e sono chiamati ad affrontare diverse sfide, tra cui nuovi regimi di “passaporto” rivali nell’Asia Pacifica e una maggiore concorrenza da fondi indicizzati a basso costo. I fautori della direttiva UCITS (e AIFMD) sono stati anche criticati, nonostante i ripetuti sforzi di standardizzazione, per non aver impedito che le autorità di regolamentazione degli Stati membri imponessero requisiti e oneri aggiuntivi ai gestori che richiedono l’autorizzazione.

Gli asset manager presenti alla ALFI Global Distribution Conference tenutasi a Lussemburgo gli scorsi 25 e 26 settembre hanno dichiarato che le variazioni operate a livello nazionale ostacolavano la distribuzione transfrontaliera, poiché determinano costi e carichi di lavoro maggiori. I dati mostrano infatti che solo un terzo degli OICVM è registrato per la commercializzazione in più di tre Stati dell’UE[2]. Le autorità di regolamentazione hanno preso nota delle rimostranze e stanno apportando modifiche significative attraverso l’Unione dei mercati dei capitali (UMC).

Una proposta avanzata dalla Commissione europea nell’ambito dell’UMC dovrebbe armonizzare i requisiti di commercializzazione negli Stati membri, rendendo uniformi le modalità di calcolo delle commissioni da parte delle autorità nazionali competenti e accantonando l’obbligo di nominare agenti locali per i gestori[2]. Snellendo il processo di registrazione degli OICVM, le autorità di regolamentazione dell’UE sperano di rendere più facile per i gestori attrarre capitali dal mercato al dettaglio europeo, ricco di liquidità, dove i risparmi soffrono a causa dei tassi ridotti.

Aprire la strada con nuovi prodotti

L’innovazione di prodotto nell’UE non è una prerogativa di OICVM e FIA. Il Lussemburgo ha riscosso un enorme successo con il lancio dei FIA (fondi di investimento alternativi) riservati, un prodotto su cui Societe Generale sta puntando molto. I FIA riservati sono un mix di SIF (fondi di investimento specializzati) e SICAR (società di investimento in capitali di rischio) qualificati però come FIA, il che consente loro di abbracciare pressoché qualsiasi strategia di gestione patrimoniale[3]

I FIA riservati non necessitano di autorizzazione della CSSF (Commission de Surveillance du Secteur Financier), sebbene quest’assenza di supervisione sia compensata dalla vigilanza indiretta dell’AIFM, della banca depositaria e del revisore, una disposizione che rassicura i clienti[4]. La struttura flessibile dei FIA riservati ne ha agevolato la crescita: EY ha calcolato che dal 2016 ne sono stati lanciati 200[5], mentre ALFI stima che il nuovo prodotto rappresenti circa il 5% di tutti i FIA per regime normativo[6)

PEPP: un prodotto in costruzione

Un altro interessante sviluppo sul fronte dei prodotti, avviato nell’ambito dell’UMC, è la proposta del PEPP (prodotto pensionistico individuale paneuropeo): l’iniziativa mira ad allargare il mercato previdenziale a sottoscrizione individuale dell’UE, dopo che i dati della CE hanno indicato che solo il 27% dei cittadini europei di età compresa tra 29 e 59 anni ha sottoscritto un prodotto previdenziale[7]. Il programma del PEPP promuoverà la concorrenza tra i fornitori di prodotti previdenziali, offrendo maggiore scelta ai consumatori e sanando l’attuale frammentazione normativa che affligge le pensioni integrative a livello europeo[7]

Il progetto può contare sulforte appoggio del settore e dei consumatori: i risparmiatori sono infatti allettati dall’idea che i PEPP possano essere trasferiti oltre confine, mentre i fornitori (banche, assicurazioni, società di investimento, asset manager, fondi pensione per i lavoratori dipendenti) trarranno vantaggi commerciali diventando più attivi sul mercato delle pensioni individuali[8]. Considerato che solo l’11% delle famiglie dell’UE investe in fondi, rispetto al 43% degli Stati Uniti[9] –  il PEPP potrebbe aiutare i consumatori ad accumulare risparmi, anziché lasciarli giacere in depositi a basso tasso di interesse.

I criteri ESG diventano reali

Gli investitori, in particolare i millennial, si affidano sempre più ad asset manager che hanno strategie ESG e track record comprovati. I criteri ESG sono parte integrante dell’asset management. Nelle istituzioni abbiamo osservato una virata verso l’investimento sostenibile, a cominciare dai Paesi scandinavi seguiti da Francia, Regno Unito, Svizzera e Giappone. Mediante le strategie ESG è difatti possibile Intercettare gli investitori millennial, che nei prossimi anni deterranno ingenti patrimoni globali.

Poiché i criteri ESG sono interpretati e applicati in modo diverso a seconda delle istituzioni, gli asset manager devono offrire soluzioni molto personalizzate per ogni cliente. L’investimento ESG si è decisamente evoluto andando oltre la mera esclusione di società non etiche dai portafogli e spostandosi verso l’impegno attivo, ossia gli asset manager sfruttano i loro diritti di voto per sanare le carenze a livello di condotta aziendale e migliorare gli standard di sostenibilità.

Anche l’UE, attraverso le Riforme per una finanza sostenibile, sta esortando gli asset manager ad adottare i criteri ESG. Poiché gli atteggiamenti verso verso tali fattori sono notoriamente differenti, la CE sta cercando di formulare una definizione standardizzata. Creare una terminologia fissa per i criteri ESG offrirebbe trasparenza agli investitori e al contempo eviterebbe ai gestori di compilare molteplici questionari per clienti in mercati diversi, tutti con visioni contrastanti sulla sostenibilità.

Gli asset servicer possono aiutare i gestori in materia di ESG. Le banche depositarie, per esempio, stanno sviluppando sempre più servizi per assicurarsi che i gestori che applicano strategie ESG rispettino i termini dei loro mandati di investimento. Anche i depositari e i trustee saranno in grado di sostenere i gestori con la relazione agli investitori sui criteri ESG, un altro requisito contenuto nelle proposte della CE. Adottando i criteri ESG, gli asset manager possono diventare più interessanti e attirare investitori più giovani, trascurati dagli attuali servizi e intenzionati a investire il loro capitale.

La distribuzione diventa digitale

Per attrarre investitori più giovani e digitali sarà anche necessario apportare considerevoli modifiche alle prassi distributive. Fino a poco tempo fa, la distribuzione ha mantenuto le distanze dalla digitalizzazione, una debolezza che ha fatto sì che l’acquisto e la vendita di quote di fondi sia un processo ancora molto manuale. Tuttavia, rivoluzionarie tecnologie come l’intelligenza artificiale (IA) e la blockchain sono sempre più utilizzate nell’onboarding e nelle verifiche della clientela (KYC/AML) e hanno il potenziale per rendere la distribuzione molto meno faticosa.

Inoltre, il settore sta prendendo seriamente in considerazione i robo-advisor, ossia le piattaforme di investimento automatizzate. Questa tecnologia consente agli investitori di selezionare fondi per i loro portafogli utilizzando dispositivi intelligenti, tagliando i costi delle transazioni ed eliminando di fatto l’intermediazione dei FIA e dei consulenti patrimoniali tradizionali. La robo-advisory è un mercato in rapida crescita che ha accumulato un patrimonio di oltre 200 miliardi di dollari[10], sostanzialmente perché offre agli investitori più giovani e tecnologici percorsi molto più semplici per acquistare fondi.

Malgrado questo, i robo-advisor hanno registrato performance contrastate e gli studi mostrano come i prodotti non siano riusciti a sovraperformare i benchmark del settore[11]. Ciononostante, secondo gli esperti di ALFI servono maggiori dati per poter trarre conclusioni definitive sul valore intrinseco dei robo-advisor. Altri ritengono che i robo-advisor passeranno dal replicare semplicemente un indice a una gestione più attiva, in quello che sarebbe uno sviluppo maggiore e una potenziale sfida agli attuali gestori di fondi. 

Il settore dell’asset management nel 2019

Gli OICVM, e i domicili che li sostengono, sono in crescita, sospinti dalla costante innovazione di prodotto e da un quadro normativo solido. ALFI, ad esempio, stima che gli OICVM potrebbero crescere al tasso composto del 5% nei prossimi trent’anni, quadruplicando potenzialmente il patrimonio gestito e portandolo a 42 mila miliardi di euro entro il 2048[12]. Tuttavia, il settore dell’asset management dovrà affrontare molteplici sfide nei prossimi 12 mesi, dalla rivoluzione tecnologica alla Brexit. Il settore dei fondi non ha altra scelta: dovrà reagire ed evolversi.

 

Articolo pubblicato in Deloitte Performance Magazine (25.01.2019)



[1] Efama (March 12, 2018)  2017 was an exceptional year for the European investment fund industry, with net assets of UCITS and AIF surpassing the EUR 15 trillion mark
[2] Maples and Calder (March 15, 2018) UCITS and AIFMD update: Cross-border fund distribution proposals
[3] ALFI – Luxembourg Reserved Alternative Investment Fund
[4] SGSS – The RAIF: What can we expect?

[5] EY (October 2017) RAIF: A success story
[6] ALFI/Deloitte (November 2017) Luxembourg Private Equity & Venture Capital Investment Fund Survey
[7] European Council (June 19, 2018) Pensions: Council agrees its stance on pan-European pension product
[8] Eurofi (September 2017) Regulatory update
[9] ESMA (November 16, 2016) How can we improve outcomes for investors in investment funds?
[10] Barrons (February 3, 2018) As robo-advisors cross $200 billion in assets, Schwab leads in performance

[11] Financial Times (August 24, 2018) Robo-advisors fail to beat market benchmark
[12] ALFI (September 25, 2018) UCITS assets could quadruple to EUR 42 trillion by 2048 according to ALFI’s 30th anniversary report

SGSS Country Head in Luxembourg Societe Generale Securities Services
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