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La cronaca normativa di Eric de Nexon - Maggio 2019

05/06/2019

Scopri qui un video e il suo transcript a proposito della conservazione degli attivi digitali

Buongiorno a tutti.

Con l'adozione definitiva della Legge PACTE in Francia l'11 aprile 2019, ho ritenuto che sarebbe stato interessante scambiare con voi qualche informazione e riflessione sugli attivi digitali nonché sulla loro emissione, registrazione e circolazione tramite la tecnologia di tipo DLT / Blockchain.

Non si tratta certo di una novità; infatti se ne iniziò a parlare nel gennaio del 2009 con la creazione del Bitcoin, la prima criptovaluta basata sulla tecnologia blockchain o catena di blocchi decentralizzata.

Nei primi anni l'argomento è rimasto relativamente in sordina e ci si è dedicati essenzialmente allo sviluppo della prima generazione di criptomonete.

Dopodiché, a partire dal 2014, grazie alla risonanza data dai media, che ne hanno consentito la diffusione tra un pubblico più ampio, ma anche in ragione dei progressi tecnologici, il loro numero e la complessità dei processi sottostanti sono aumentati, spingendo sempre più attori a interessarsi al fenomeno.

Dal 2015, tanto i nuovi operatori quanto quelli tradizionali hanno dato prova di un'immaginazione prorompente, testando e sviluppando soluzioni volte a ripensare i processi tradizionali, ma anche a crearne di nuovi lungo l'intera catena del valore dei servizi finanziari, dall'emissione degli attivi fino alla loro detenzione da parte degli investitori: lo scopo annunciato è quello di migliorare la situazione esistente, puntando sull'aumento dell'efficacia e sulla riduzione dei costi, ma anche di favorire il finanziamento delle imprese, specialmente nella fase di sviluppo iniziale, creando ad esempio nuovi attivi finanziari, come le offerte iniziali di valuta (ICO - Initial Coin Offering), ovvero digitalizzando gli attivi finanziari esistenti, che saranno diffusi tramite processi ripensati in chiave innovativa: si parla di tokenizzazione dell'economia, poiché gli attivi finanziari sono rappresentati da token o gettoni.

Più questi progetti aumentano, in numero e in valore, più si fa sentire il bisogno di inquadrarli in un contesto normativo.

Senza contare che il mondo delle criptovalute e delle blockchain pubbliche ha dato prova di derive fraudolente e insuccessi tecnologici che non mancano di preoccupare le autorità pubbliche di tutto il mondo.

La definizione di un quadro giuridico adeguato è un autentico rompicapo, per tre motivi principali:

  • innanzi tutto la complessità della materia, per via delle molteplici tecnologie sottostanti, delle modalità di funzionamento e di gestione delle piattaforme e, ovviamente, della natura stessa degli attivi digitali supportati dalle stesse;
  • in secondo luogo, il fatto che il settore in questione è in costante evoluzione, il che complica la comprensione e la qualificazione dei concetti sottostanti;
  • infine, la molteplicità degli approcci: ad oggi, e benché si tratti di un campo in cui la diffusione degli attivi è transnazionale per definizione, non è stata elaborata alcuna visione comune dai vari Stati, poiché per il momento ognuno tende a privilegiare le proprie metodologie.

In materia l'Europa non dispone ancora di un quadro normativo comunitario, se si esclude l'adozione di misure specifiche nel 2017 nell'ambito della lotta contro il riciclaggio dei capitali e il finanziamento del terrorismo, e quelle risultanti dall'entrata in vigore a maggio 2018 del regolamento generale sulla protezione dei dati.

La Commissione europea si è occupata della questione a marzo 2018, lanciando il suo piano d'azione per le tecnologie finanziarie, che comprende una sezione dedicata alle attività crittografiche, nonché alle tecnologie blockchain e dei registri distribuiti.

Ad oggi, la Commissione europea porta avanti una fase di analisi e si appoggia in particolare sull'Osservatorio e forum sulla blockchain dell'UE, lanciato a febbraio 2018.

Da parte sua, la Francia, come del resto altri Stati membri, ha lanciato una serie di iniziative normative, nel tentativo specifico di anticipare il dibattito europeo in corso.

Possiamo menzionarne tre:

  • le prime due mirano ad adattare le disposizioni esistenti al fine di consentire la trasmissione di attivi finanziari tradizionali tramite la blockchain / le DLT: nel 2016 per i buoni di cassa modernizzati (i cosiddetti "minibons"), poi a fine 2017 per taluni titoli finanziari non ammessi alle operazioni di un depositario centrale, con l'introduzione in quest'occasione del concetto relativamente ampio e forse insufficientemente definito di Dispositivo di registrazione elettronica condiviso (Dispositif d'Enregistrement Electronique Partagé);
  • la terza, che si iscrive nell'ambito della legge PACTE richiamata nell'introduzione, si rivolge ai nuovi attivi digitali, principalmente le ICO o utility token e le criptovalute. La legge dedica a questo tema due articoli, uno relativo all'emissione di token, che potranno beneficiare in via opzionale di un visto dell'AMF, l'altro dedicato all'inquadramento delle attività condotte dai prestatori di servizi su attivi digitali, presenti nella catena di elaborazione dei token, sul mercato primario e su quello secondario.

Questi due articoli della legge rimandano a un decreto applicativo e a un aggiornamento del Regolamento generale dell'AMF in corso di elaborazione, iniziative che abbiamo appoggiato e che fanno emergere ancora una volta le difficoltà nel definire i concetti, comprendere le pratiche e inquadrarle in maniera realistica e proporzionata.

È un compito gravoso quello dei redattori di questi testi applicativi, i quali devono delineare in maniera mirata le intenzioni della legge al fine di non intralciarne le possibilità di successo.

Vi ringrazio dell'attenzione.

Con l'adozione definitiva della Legge PACTE in Francia ho ritenuto che sarebbe stato interessante scambiare con voi qualche informazione e riflessione sugli attivi digitali nonché sulla loro emissione, registrazione e circolazione tramite la tecnologia di tipo DLT / Blockchain.
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