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L’indagine globale di SGSS sull'investment management - Part 5

29/10/2018

In seguito alle nuove sfide a cui deve far fronte il settore buy-side e alle strategie intraprese dai player per adattare i loro modelli di business, le organizzazioni operative sono state recentemente oggetto di modifiche approfondite.

Il quadro normativo nonché le richieste di nuovi clienti stanno aumentando la pressione sui back-office, rendendo necessari investimenti e, talvolta, il rinnovo completo delle piattaforme IT.

Diventa evidente, per molti degli intervistati, che l’introduzione della trasformazione digitale e delle nuove tecnologie è il cardine di una nuova strategia operativa.

Tuttavia, la necessità di competenze e risorse finanziarie multiple rende impossibile sostenere lo sviluppo restando isolati. È il caso, ad esempio, dei player buy-side e altresì dei fornitori di securities services che stanno anch’essi costruendo piattaforme dove possono offrire, tramite API, l’accesso a una vasta gamma di servizi interni e a quelli di partner esterni (le fintech, ad esempio).

È giunto il momento di una "coopetizione" che vada ben oltre l’apparente contraddizione tra cooperazione e competizione.

Di conseguenza, stanno emergendo sul mercato nuovi modelli operativi, che includono mezzi digitali come nuovo standard e basati sull’outsourcing, coprendo così una gamma più vasta di nuove funzioni.

Strategie

Essere o non essere digitali!

Adottare le nuove tecnologie facendo però attenzione al vaso di Pandora! Le nuove tecnologie sono sempre considerate un’attività che aiuta a ridurre il rischio. La difficoltà sta nel trovare la giusta strategia digitale.

Il nostro campione è convinto che le nuove tecnologie avranno un effetto disruptivo sulla loro attività. Tuttavia, una parte importante è ancora incerta sul loro rendimento, mentre una leggera maggioranza di coloro che si sono impegnati a utilizzarle ha già iniziato a progettare iniziative. I sostenitori convinti sono già in fase di collaudo per quanto riguarda l’utilizzo dei robo-advisor o le iniziative di RPA. Per l'industrializzazione ci vorrà più tempo.

Tra gli Asset Manager, l'impegno è una questione di dimensioni. Le società di grandi dimensioni sono le più attive, ma il 38% del campione ha nel contempo un approccio attendista.

Gli Asset Owner si concentrano sull’alternanza dei sistemi IT per far fronte alle sfide poste dalla trasformazione digitale. La gran parte delle loro iniziative digitali è dedicata al miglioramento dei canali di comunicazione con i clienti (web, mobile). Anche la dimensione costituisce un criterio in questa sfida di R&S, dato che i player di medie dimensioni devono fare i conti con capacità di investimento limitate. Ciò non impedisce che alcuni Asset Owner lavorino con un approccio “test and learn” insieme a diverse start-up.

Nell’insieme, i gestori di PE/RE sembrano essere i meno impegnati. Alcuni non prevedono nessun impatto sostanziale a breve termine sulla loro attività, mentre altri considerano di non avere le risorse necessarie per intraprendere vere e proprie iniziative.

Quale tecnologia?

Dati, dati, dati!

La sfida è come combinare tutti i dati relativi ai fondi esistenti e agli investitori al fine di utilizzarli per rispondere alle esigenze dei clienti e ai requisiti di legge.

Per il 39% del campione, la priorità è sfruttare i dati; per il 45% degli Asset Manager, con un picco nel segmento dei player più piccoli. Il dato evidenzia una forte volontà di definire le nuove tecnologie come priorità, ma dimostra anche che le modalità di applicazione non sono ancora chiare.

Il potere dei dati sembra inoltre essere valutato da alcuni intervistati in considerazione della minaccia rappresentata dai GAFA e da alcune fintech per le istituzioni esistenti. Molti considerano, invece, che la capacità dei nuovi player di rivoluzionare il settore nei prossimi anni sia sovrastimata, poiché gli investitori continueranno a richiedere che i loro investimenti siano monitorati da umani, opinione probabilmente non condivisa dagli omologhi statunitensi...

Ovviamente i robo-advisor sono i più citati tra le nuove tecnologie, con il 32% del nostro campione che intende farvi ricorso.

La Blockchain è stata citata principalmente come una parola in voga, senza alcuna visibilità su un modello atteso né quale elemento di uso frequente dalla maggior parte degli intervistati. Tuttavia, alcuni di loro hanno già testato il concetto allo scopo di sfruttarlo su scala più ampia. Il suo potenziale interesse per gestire i “registri” (elenco nominativi, contratti, etc.) ma anche il KYC, le questioni legate ai titoli non quotati o al trasferimento di polizze assicurative e i passaggi di proprietà tramite contratti smart è in generale ben accetto, sebbene manchi un business case chiaro.

Partnership

Lavorare da soli o con altri?

Le partnership sono fondamentali - nessuno può farcela da solo. Non saremo all’avanguardia ma continuiamo ad essere interessati ad imparare dalle varie evoluzioni tramite i fornitori. Siamo sicuri che i fornitori di grandi dimensioni sapranno accompagnarci e guidarci nel mondo dell’innovazione.

La maggioranza degli intervistati ritiene che approfondire nuove opportunità da soli sia praticamente impossibile, auspicando un dialogo più approfondito con i fornitori, gli omologhi e le fintech per essere orientati nel processo di trasformazione.

Due terzi degli Asset Manager di piccole dimensioni intendono collaborare con i fornitori esistenti, data la loro limitata capacità di investimento e talvolta nominano un Chief Digital Officer. I grandi player sono maggiormente orientati a instaurare accordi di collaborazione con le fintech (29% dei grandi Asset Manager), prendendo parte a incubatori o investendo direttamente in soluzioni.

Oltre la possibilità di concludere partnership, vi è la problematica della protezione dei dati, fondamentale per molti, in particolare per gli Asset Owner. Accanto alle problematiche legate a normative come la GDPR, alcuni di loro considerano i dati dei clienti come strategici, e proprio per questo non penserebbero di esternalizzarli. Tuttavia, una percentuale importante dei nostri intervistati si dichiara aperta a condividere i dati, aspettandosi in cambio un incremento degli stessi.

Utilizzo

Un enorme potenziale, ma il ROI?

Ogni business line sta esaminando come utilizzare le nuove tecnologie per aumentare l’efficienza e l’efficacia. La Blockchain è utile per gestire i processi di registrazione, ridurre i costi e facilitare il fund trading.

L’efficienza operativa e la riduzione dei costi sono ovviamente l’obiettivo principale che gli intervistati si prefiggono di raggiunge con il ricorso alle nuove tecnologie (*). Nello specifico, il 38% degli Asset Manager ritiene che il potenziale della tecnologia robotica contribuirà all’ottimizzazione dei processi: il 15% degli Asset Manager di piccole dimensioni ritiene che le nuove tecnologie possano aiutarli, ad esempio, nelle decisioni relative all’asset allocation.

Prevedono, inoltre, un miglioramento del monitoraggio del rischio operativo e la creazione di uno scenario più solido che consenta loro di assorbire aziende nuove attività con maggiore facilità e fornire una migliore visione consolidata della base clienti per adempiere, tra l’altro, agli obblighi di reporting previsti dai Regulator.

L’aumento della conoscenza del cliente è altresì un obiettivo molto chiaro per il miglioramento del rapporto con la clientela, anche al fine di sviluppare prodotti innovativi basati su modelli previsionali. A questo proposito, le soluzioni Blockchain (DLT) sono sicuramente considerate dal 28% degli asset manager di grandi dimensioni una tecnologia potente per gestire i processi relativi alla gestione del registro (commissioni periodiche, client experience, ecc.)

Infine, i gestori di PE/RE hanno un interesse sostanziale nel presentare reporting a valore aggiunto, sia per i partner che per i clienti.

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